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Ci sono libri che ti aspettano e all’improvviso te li ritrovi tra le mani e davanti agli occhi. “Entronauti” di Scanziani è uno di questi. Gli entronauti sono persone alla continua ricerca dei loro continenti interiori. Ed io in qualche maniera forse oggi più che mai, mi sento un entronauta delle mie canzoni. Ho voluto esplorare la parte più nascosta di me guardandomi dentro senza riserve e senza paure attraversando ogni parola, ogni suono e ogni nota di questo mio nuovo progetto nel silenzio e nel caos più totale. Sono ritornato all’inizio camminando al contrario a cercare quel bambino che proiettava cieli sui soffitti e sognava di scrivere emozioni, e quante cadute dalla mia prima bicicletta verde, ma ricordo di più tutte le volte in cui mi sono rialzato. Ho ripreso fiato e ho continuato a volare come un missile. Era inevitabile, ma quella stanza dovevo riaprirla. 16 anni. La perdita. Mio padre non c’è più. Il mio primo schiaffo in faccia. La sofferenza. Ma solo oggi a distanza di anni posso confessarvi un segreto: la sofferenza è stata il mio più grande privilegio. La sofferenza è un grande superpotere che se siamo coraggiosi si può trasformare in amore. In questo viaggio ho imparato a convivere con il mio fuoco sacro, a farmi trascinare dall’immaginazione, dalla curiosità e dall’imprevedibilità che ancora oggi mi fa impazzire, mi diverte e mi disarma. Ho ritrovato e liberato le mie radici, il mio meraviglioso dialetto brindisino, il suono delle grandi orchestre, l’amore sempre più forte per il vibrafono, la marimba, il pianoforte, le percussioni e il contrabbasso. Quel potere magico e assoluto del favoloso mondo acustico. È successo di tutto e come per incanto alla fine del viaggio mi sono sentito in un bellissimo luna park. Ho imparato a cambiare nella mia testa i finali dei film quando erano troppo tristi. Ho immaginato un mondo coi cani che sanno parlare e chissà quante cose anche loro vorrebbero dire. A trasformarmi in un giardiniere di diamanti e di camelie. Ad alzarmi in piedi in prima fila davanti all’emozione. Ho capito che siamo vita degli altri, siamo vita di ognuno. E sempre più convinto che la morte, se tu vivi davvero non esiste. Ma la cosa più bella tra discese e salite è che questo disco e queste “canzoni da dentro” mi assomigliano completamente.

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"È bastato un istante, una luce potente, IL CIELO È DI TUTTI era talmente bella che non mi capitava da anni di essere così folgorato da tanta bellezza.
Ero a casa di Fiorella Mannoia a progettare canzoni e fu lei a farmi leggere questa meraviglia. Mi rapì immediatamente.
Azzardando, dissi a Fiorella “vorrei provare a scriverne la musica".
Gelosamente presi questo capolavoro e lo portai a casa.
Fu un attimo, il tempo di accogliere e proteggere dentro di me la visione di Rodari.
Aspettai la sera, presi la chitarra e fiorì immediatamente.
Ricordo di aver pianto dalla gioia.

IL CIELO È DI TUTTI è stato un piccolo miracolo.
Qualcosa di più grande di me ma che mi ha voluto dal primo momento".

Bungaro

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